Questo numero della rubrica è a cura di Federica Martellini

Per l’appuntamento del sabato con la poesia oggi proponiamo ai lettori della rubrica la poesia Traducendo Brecht di Franco Fortini cui è dedicato un intervento molto bello uscito in settimana su YAWP – La rivista de La setta dei poeti estinti (Grazie per questa bella proposta!), per ricordare di tenere sempre a mente le domande essenziali sul ruolo della poesia, della scrittura, dell’arte in un tempo in cui i confini della barbarie, in tutte le sue forme, si muovono e ci accerchiano e l’oppressione tuona dentro e tutt’intorno a noi.
Traducendo Brecht
«Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi».
Il libro. da Franco Fortini, Una volta per sempre. Poesie 1938-1973
L’opera d’arte che abbiamo associato. Renato Guttuso, Bozzetto per il graffito del Museo Monumento al Deportato di Carpi (1968)
